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Più noto come pittore che come critico d’arte, Giovanni Costetti ha pubblicato le prime recensioni di mostre sulle colonne della famosa rivista fiorentina il «Leonardo», accanto a Papini, Prezzolini e Adolfo de Carolis. Fino agli ultimi articoli degli anni Trenta, quella di Costetti è sempre stata una voce polemica, originale, fuori dal coro. Con le sue critiche, spesso feroci, ma sempre ragionate e ben inquadrabili nel contesto storico-artistico toscano di que gli anni, Costetti ha percorso e illuminato un trentennio di storia dell’arte italiana di grande vivacità e rapidissimi cambiamenti, ponendosi a fianco di più conosciuti artisti-scrittori come Soffici, Carrà e De Chirico: dall’avventura delle riviste fiorentine come «Il Leonardo» e «La Voce» nel clima “eroico” del simbolismoe del divisionismo di primo Novecento alla nascita delle avanguardie; e dalla crisi sociale e spirituale del primo dopoguerra al “ritorno all’ordine” con metafisica e Novecento negli anni Venti. Sempre con uno sguardo ampio, europeo, che ha Parigi come principale punto di riferimento delle avanguardie artistiche novecentesche, ma anche con un’attenzione non comune agli esempi della pittura e della grafica svizzera e belga. Con occhio da pitto re e al tempo stesso con un bagaglio tecnico e culturale ampio e profondo, Costetti, tra i pochissimi in Italia, si è interessato in modo specifico di scultura e di scultori, dedicando loro — dai maestri come Rodin e Michelangelo ai contemporanei come Medardo Rosso, Libero Andreotti, Arturo Martini o Domenico Rambelli — pagine preziose quanto rare. Con un linguaggio complesso a una prima lettura, ma in seguito netto, calibrato e potente. Appassio nato e convinto sostenitore della “supremazia” dei “primitivi” — da Giotto, Masaccio, Beato Angelico, esempi sommi di pittura spirituale, fino a Leonardo, Michelangelo, El Greco — Costetti ha seguito e commentato con occhio critico la riscoperta della pittura italiana del Sei-Settecento nella grande mostra fiorentina organizzata da Ugo Ojetti nel 1922, riconsiderando in modo originale grandi maestri come Caravaggio e Rembrandt. Usciti prevalente mente su riviste locali, di brevissima vita e oggi quasi introvabili, l’insieme degli scritti editi di Costetti è qui arricchito e precisato da quello dei manoscritti d’arte, un corpus inedito con servato presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, che è stato selezionato, trascritto e integrato ai testi pubblicati, realizzando un sistema organico e completo di tutti gli scritti d’arte dell’autore: un’importante fonte per la storia dell’arte italiana del primo Novecento.
Questi scritti d’arte avrebbero potuto essere introdotti con efficacia dall’Autobiografia esemplare dell’artista pubblicata a Londra nel 1929 e qui tradotta in italiano nel nono capitolo. Un testo prezioso, denso di informazioni e riflessioni originali che affronta gran parte degli argomenti salienti della vita personale, spirituale e artistica di Costetti. Tuttavia, anche questo scritto, come la maggior parte dei testi critici
a lui dedicati, analizza il suo più noto percorso di pittore e non quello di intellettuale e scrittore d’arte, argomento specifico di questo volume.
Come emerge chiaramente da queste pagine, Costetti è artista a tutto tondo, come altri della sua generazione, per il quale un bilancio complessivo è particolarmente difficile: pittore, disegnatore, caricaturista e illustratore di libri, incisore abile nell’acquaforte e nella xilografia, ma anche poeta, scrittore e critico d’arte. Dotato di una bellissima voce, probabilmente avrebbe voluto coltivare anche la musica, che amò moltissimo. Una personalità eclettica con un carattere difficile, un «maestro di scorbutica grandezza»
Giovanni Costetti (1874-1949), pittore, incisore, grande disegnatore, oltre che scrittore, dopo una prima formazione presso la scuola d’arte di Reggio Emilia si trasferisce a Firenze, dove frequenta la libera scuola del nudo presso l’Accademia di Belle Arti e il corso di incisione tenuto dal “maestro” Giovanni Fattori. Nel vivace e dinamico ambiente fiorentino di primo Novecento Costetti frequenta Soffici e Brunelleschi, con i quali nel 1900 farà il viag gio a Parigi; Ferenzona e Lorenzo Viani, a cui sarà legato per tutta la vita; gli amici faentini Baccarini, Rambelli; Papini e Prezzolini con i quali intraprenderà l’avventura della rivista il «Leonardo» nel 1903. Nei primi anni del secolo arriva il successo come pittore, grazie anche al sostegno e all’amicizia di d’Annunzio. Negli anni Venti si avvicina al gruppo di «Valori plastici» e a Novecento e fonda la rivista «Giornale di Poesia» con i mistici fiorentini Guido Manacorda e Pietro Zanfrognini. Nel 1925 aderisce al Manifesto dell’antifascismo di Benedetto Croce. Allontanato gradualmente dalla scena artistica pubblica, nel 1934 decide un volontario esilio dall’Italia fascista e parte per la Norvegia, continuando a frequentare gli amici più cari a Parigi. Dopo il lungo periodo vissuto in Olanda, nel 1948 Costetti rientra in Italia e torna ad abitare la Villa Versè di Settignano dove muore l’anno successivo.
anno: 2026
pagine: 630
formato: 14×21 cm
ISBN: 979-12-80824-11-0