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«Trasformare in dedica una svista è un gesto tenerissimo, il dono prezioso che questo libro ci offre» scrive nella prefazione Alberto Cavaglion. «Il putìn Scanio confessava alla nipotina che suo papà gli mise quel nome mozzo, Scanio in luogo di Ascanio, perché quel giorno all’anagrafe era talmente ubriaco da essersi dimenticato una vocale. Scanio non è dunque Ascanio, il virgiliano figlio di Enea, nome caro alla terra di Attilio e Bernardo Bertolucci.
Si potrebbe dire, metaforicamente, un’alfa privativa, un refuso della vita corretto per amore della Storia, normalizzato dalla nipote, autrice di questi racconti.
Un gesto riparatore, una carezza verso un mondo di ieri qui ricostruito con partecipazione emotiva. Come se a cavallo del biroccio dei nonni, Fontanesi riportasse in vita i suoi Lari e Penati vaganti per la Modolena Padana d’inizio Novecento, antenati “che non avevano niente, ma che a un certo punto iniziarono a chiedere tutto”.
Partendo dalla vita di Scanio, Alessandra Fontanesi ricostruisce “piccole” storie di opposizione al fascismo, disegna ritratti domestici.
Insisto sul meneghelliano “piccolo”, non solo perché l’aggettivo ritorna nel titolo di questo libretto, ma perché so quanto un’idea non celebrativa di Resistenza rientri nelle corde di Alessandra Fontanesi, che condivide con me l’idea che si possa rendere onore alla guerra partigiana lavorando sulle piccole virtù dei singoli individui. Si ricostruisce la moralità della Resistenza togliendo aggettivi e non aggiungendone di superflui e, dunque, di controproducenti.»
Nel trapasso delle generazioni — questo libro Alessandra lo dedica al figlio Tommaso — la magia delle vocali dimenticate ci conforta, ci ammonisce, ma può anche trasformarsi in un esercizio civico.
A Scanio, a Toni, a tutti i piccoli maestri partigiani restituiamo le vocali mancanti, impariamo a volgere in dedica i loro nomi per intero. Proviamo a farlo in tutti i futuri 25 aprile, per non dimenticare che le gesta dei partigiani non appartengono al mondo delle favole, ma sono una lezione e una garanzia per il domani.
C’era una volta Scanio — sai, nani? — sì sono io, tuo nonno. Sono stato un bambino, un putìn, anche io. Mio padre Francesco mi ha messo questo nome mozzo, perché era talmente ubriaco quel giorno da essersi dimenticato una vocale.
Abitavo a Rivalta in un posto che si chiamava, e si chiama ancora, il Cantone: era nascosto alla fine del paese in un cantone appunto, un angoletto di quattro case accrocchiate fra loro, che avevano un’aia davanti, un cortile, chiuso da un arco di mattoni a fare da ingresso. Da quell’arco si entrava e usciva dal Cantone, da casa nostra.
Casa era un cortile polveroso, uno stanzone, un granaio di sopra, freddo d’inverno e caldo umido d’estate. Pochi mobili e mia sorella Alba, la più piccola, che razzolava nel cortile, con le galline. La mamma la legava alla sedia quando andava a lavorare nei campi, perché il Cantone era Rivalta e Rivalta era campagna, e l’Alba era ancora troppo piccola per fare qualcosa di utile.
Alessandra Fontanesi è nata a Reggio Emilia nel 1972, dove tutt’ora vive e lavora come insegnante di Lingua e Cultura francese all’Istituto professionale Filippo Re. Dal 1998 collabora con Istoreco e Anpi come operatrice della memoria e accompagnatrice dei primi Viaggi della Memoria. Dal 2005 è docente distaccata di Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia)come responsabile della sezione didattica e formazione. Ha compiuto diversi studi e approfondimenti sulla storia della Shoah, in particolare la storia della persecuzione e deportazione dei bambini ebrei fra il ’40 e il ’44 in Francia. Nel corso degli anni ha pubblicato diversi articoli di didattica della storia (tra cui «Se non ora quando? Insegnare la Shoah nella scuola primaria? e come?» in «Insegnare Storia nella scuola primaria», Utet 2023) e sull’uso dei luoghi storici come strumenti di trasmissione per il sito 900.org e per la rivista di Istoreco «Ricerche Storiche». Fra questi un articolo in particolare ha dato una svolta alla ricerca sulla Shoah a Reggio Emilia e il collaborazionismo fascista: «Il campo di concentramento di Reggio Emilia» in «Ricerche Storiche», n.131/2021. Per l’Anpi di Luzzara ha scritto i racconti della storia della resistenza Luzzarese in Storia nelle Storie della Resistenza Luzzarese, Associazione culturale La Voce dell’ABao Aqu, Fuori collana Camere Chiare, 2018.
anno: 2026
pagine: 90
formato: 14x21cm
ISBN: 979-12-80824-90-5