i cataloghi
Carlo Vannini
I maestri muti dell'appennino
Anno: 2015
Pagine: 16
Genere: fotografia
Formato: 42x29 cm
ISBN: 978-88-98420-34-6

Dice Goethe che «i monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi»; e io non credo ci sia aforisma che condensi in maniera migliore il carattere specifico della montagna e il sentimento che essa genera nell’animo umano. La parola cede allo sguardo; e, nella camminata, cede al ritmo del respiro. Il confronto con la natura conduce il discorso in profondità. Il silenzio non è assenza di parola, ma piuttosto un suo dislocamento e una sua nuova natura.
Senza richiamare l’estetica del sublime oppure certi dipinti di William Turner o di Caspar David Friedrich in cui la potenza del silenzio esteriore si trasforma in intimo fragore, vale però citare un’osservazione del pittore tedesco che ben si adatta a questi trittici di Carlo Vannini: «Chiudi il tuo occhio fisico, al fine di vedere il tuo quadro con l’occhio dello spirito. Poi porta alla luce ciò che hai visto nell’oscurità, affinché la tua visione agisca su altri esseri dall’esterno verso l’interno».
Negli ultimi anni il lavoro fotografico di Carlo Vannini ha incrociato in più occasioni e in vari modi questa ricerca dell’immagine che emerge dall’oscurità, il tentativo di dar luce a qualcosa che appartiene all’intimo dell’animo umano. E in molti, se non addirittura in tutti i progetti fotografici dell’ultimo periodo di Carlo Vannini prevale il silenzio: che derivi da una sospensione del tempo o da una scelta dell’uomo.
È accaduto, ad esempio, quando, in diverse tappe e con differenti approcci, Vannini ha fotografato le collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia; oppure quando ha collaborato al libro La Porta filosofica di Claudio Parmiggiani per il Sacro Eremo di Camaldoli (corsiero editore, 2013).
Quando è sceso agli Inferi per le fotografie dei libri La veglia eterna. Catacombe dei Cappuccini di Palermo (Logos, 2014) e De profundis. Il cimitero delle Fontanelle di Napoli (Logos, 2015) oppure quando ha fotografato i reperti archeologici e i luoghi delle loro emergenze per il libro Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia, terra di incontri (Skira, 2015).
Infine, proprio in concomitanza di questa minima raccolta di trittici, Carlo Vannini ha presentato una copiosa serie di fotografie dedicata ai villaggi, alle tonnare e ai complessi industriali abbandonati della Sardegna meridionale, in cui, ancora una volta, è il silenzio a essere protagonista: in quelle immagini il silenzio si fa strumento della memoria e diventa, di fatto, provocatore di rinascita di un luogo o di un sentimento abbandonato o accantonato.
Claudio Parmiggiani, autore di una vera e propria poetica del silenzio, ha detto: «Quando parlo del silenzio non intendo il silenzio della propria voce, un silenzio rinunciatario, complice, passivo, ma attivo e reattivo dentro la forma dell’opera.
Parlo del silenzio come di una materia, come un grido».
E attraverso queste poche fotografie, scattate nell’Appennino reggiano, costruite in gruppi di tre, con variazioni di tre soli elementi (il legno, la pietra e l’acqua) lo sguardo dello spettatore è ricondotto all’essenza, che si presenta in focalizzazioni di dettagli emergenti dal buio, con la matericità del grido, con la sproporzione della durata temporale della natura rispetto all’uomo, con la forza di chi, come Carlo Vannini, sa cogliere la semplicità delle cose, al di là della loro storia millenaria, e mostrarcela come specchio e come memoria delle nostre emozioni.

Andrea Casoli



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